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  • Paolo Vittoria

Liberate Elia

Quando Davide Cerullo mi ha chiesto di aiutarlo a creare un centro educativo per bambini e mamme a Scampia non ho esitato un attimo. Ho capito da subito che la sua storia di riscatto poteva essere un esempio per tante persone del quartiere ed anche per me. Che la sua storia poteva essere anche la mia. Ero da poco tornato dal Brasile dove ho vissuto e lavorato per tanti anni. Davide mi parlava di Pasolini, di Danilo Dolci, della poesia, della sua passione per la fotografia, della sua vita passata e dell'impegno a superarla tramite "la forza sanitaria della parola". Poi mi parlò di Elia. Elia? Gli chiesi .... chi è Elia? Il profeta focoso della Bibbia - mi rispose - l'ulivo che ho piantato a Scampia... Non potevo più aspettare. Il giorno dopo ero là a conoscere Elia. Per raggiungerlo abbiamo dovuto scavalcare rovi e rifiuti. Il tronco era quasi sommerso da erba incolta, plastica e detriti svariati, pezzi di alluminio, vetro, parafanghi di macchine, copertoni. Dobbiamo liberare Elia! Mi disse Davide, esortandomi alla lotta. Si, dobbiamo liberare Elia - risposi con un filo di voce, ma convinto. Mi disposi subito alla lotta per la liberazione di Elia. Come prima cosa, cercammo il sostegno delle Istituzioni. Della Municipalità e del Comune. Parlammo con entrambi. Dobbiamo liberare Elia ... pensavo dentro di me anche se i termini del discorso non erano esattamente questi. Abbiamo bisogno di prendere l'area in adozione e ripulirla! Le Istituzioni si sono mostrate sensibili ed aperte, abbiamo consumato molti caffè e discusso tanto, ma niente... niente da fare ... nessuno è venuto a ripulire e l'area è ancora terra di nessuno. Elia, però, era oppresso ed era assalito da invasori. Aveva un'aria profetica quell'albero. Mi dava pace e mi inquietava vedergli il degrado attorno. Abbiamo insistito. Sono venuti a fare sopralluoghi. Abbiamo inviato descrizioni tecniche dell'area catastale. Creato documentazione. Niente ... Elia restava là, sofferente. In realtà liberare Elia voleva dire liberare tutta l'aria degradata e ridotta ormai a discarica, ripulirla, renderla accessibile e vivibile per i bambini. Liberando Elia avremmo liberato il diritto al gioco, al benessere, al rapporto con la terra. Perdemmo la pazienza e cominciammo a tagliare l'erba in modo disordinato e disorganizzato. Aprimmo un sentiero che giungeva fino a Elia. Rudimentale, incolto. Ecco che mi viene in mente la parola incolto .. si usa in modo dispregiativo per chi non si impegna nella cultura, ma la prima forma di cultura è coltivare la terra, conoscerla, apprezzarla, rispettarla. Viviamo in un mondo incolto. Fare cultura per noi era anzitutto fare una promessa alla terra: di rispettarla. Abbiamo, almeno per una volta, mantenuto la promessa. In poche settimana l'area era liberata. Ci hanno aiutato in molti. Gruppi di studenti dell'università e dell'accademia di belle arti, scout provenienti da Castellammare di Stabia e Subasio. Educatori,giornalisti, artisti, produttori televisivi, insegnanti. Chiunque passasse di là si ritrovava a liberare Elia dalla plastica e dai rifiuti che - a una prima analisi - sembravano risalire almeno a una trentina di anni. Molti pezzi che non si usano più, oggetti come telefoni, CD, svariato arredamento per bagno... lavandini, gabinetti e pezzi di macchina in quantità. Parafanghi quanti ne volete, ma anche molti tergicristalli, addirittura sportelli di auto. Si capiva subito che non si ripuliva l'area da circa quarant'anni. I topi sono fuggiti e sono arrivati i primi pettirossi. Abbiamo piantato alberi, fiori e piante. Ci hanno inviato un ulivo dalla Puglia che adesso fa compagnia a Elia. Ecco gelsomini, rose, rampicanti, piante di limoni, mandarini. Un cedro libanese che abbiamo chiamato Malala, in onore alla bambina che ha affrontato e sconfitto i Talebani, che ha lottato per il diritto all'istruzione. Un abete dedicato a Silvia Romano, la volontaria di cui ancora non abbiamo notizie, poi .... semi di girasole. L'area si è popolata di bambini, una di loro, sedendosi su una panchina ha detto - questo è il mio paradiso ... Sembrava impossibile ma ce l'abbiamo fatta. Crediamo fermamente nella pratica dell'utopia che si costruisce mediante il lavoro e l'impegno civile. Ma ancora non abbiamo la collaborazione delle Istituzioni di cui avremmo bisogno.

Molti rifiuti, i più grossi, però ... non abbiamo potuto smaltirli. Sono ancora là in un angolo. Abbiamo ancora una volta fatto appello alle Istituzioni, ma niente. Molte risposte, ma i rifiuti da smaltire sono ancora lì. Rifacciamo il nostro appello. Liberate Elia! Liberiamo insieme la nostra città e le nostre periferie dal degrado, ma non abbandonate chi ha messo le mani nei rifiuti e nella terra per renderla vivibile. Ci sono cose che possono fare i cittadini ed altre che devono fare le Istituzioni. Questa città si fonda sulla violenza e il ricatto e proprio per questo dobbiamo lottare per la non-violenza e il dialogo. Noi crediamo in questa utopia.


Venite a liberare Elia...

sarete un po' più liberi anche voi!

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